La Repubblica degli Squali
C’era una volta, molto lontano dalle nostre spiagge, in mare aperto, la Repubblica degli Squali. Laggiù, ogni otto anni ,veniva eletto Presidente della Repubblica lo squalo più cattivo, più feroce e più ghiotto.
Il Presidente maltrattava e strapazzava tutti gli altri squali per otto anni, li comandava a bacchetta, si divertiva a mettersi in bella mostra in televisione almeno tre volte al giorno. Tiranneggiava anche tutti gli altri pesci più piccoli, e spesso li divorava a quintali, senza limitazioni di dieta. Alla fine degli otto anni, se non riusciva a farsi rieleggere, come premio di consolazione diventava Squalo Senatore a vita.
Il protagonista della nostra storia si chiamava Jack, ed era un piccolo squalo di buona famiglia.
Suo nonno, Harry Dentone, era stato un famoso mangiatore di uomini. Un ritratto inchiodato alla parete corallina di casa lo mostrava in tutta la sua feroce magnificenza, con i denti enormi, sporchi e aguzzi. La sua specialità erano i marinai dei sottomarini americani: era capace di mangiarsene una ventina alla volta.
Il papà di Jack era più cattivo di nonno Harry Dentone, ed era molto più furbo: non per niente lo chiamavano Bob Volpone. Vicino alla foto del nonno si poteva notare l’espressione per bene del suo muso da predatore. I suoi denti non erano sporchi, ma ben limati, lucidati, ordinati in un bel sorriso. A guardar bene dentro la foto, si poteva scorgere nel fondo degli occhietti lucidi un'espressione di perfidia pura. Ma bisognava guardare molto molto attentamente.
Bob Volpone, lo squalo svelto e furbone, aveva aspirato fin da bambino a diventare Presidente di tutti gli Squali. Ci era riuscito, coronando tutti i suoi sogni. Quando poi era nato Jack, il nostro piccolo squalo, Bob aveva dato una grande festa.
Papà orgoglioso, era fuori di sé dalla gioia.
- Questo pesciolino diventerà un'autentica belva! Più dentone di suo nonno e più volpone di suo padre! Diventerà tanto cattivo, furbo, spietato e assassino che verrà eletto non solo Presidente, ma Imperatore Mondiale degli Squali!
Altro che Imperatore Mondiale degli Squali! Il piccolo Jack si rivelò una delusione fin dai primi colpi di pinna. Non aveva ereditato nulla della energica grinta del nonno e della crudele astuzia del padre. Si rifiutava categoricamente di mangiare bagnini, marinai e bagnanti. Diceva che erano indigesti, ma era soltanto una scusa. Nonostante le insistenze di papà Bob, rifiutava anche di assaggiarne uno.
Papà Bob sospettò subito la verità. Il piccolo Jack provava compassione per quegli animali. Il piccolo squalo si riduceva a mangiare acciughe, cozze e ostriche. Mangiava solo per fame, e non per cattiveria. Uno squalo buono, che schifo! Un colossale errore di natura, che forse non meritava di esistere.
Lo squalo squallido
Di giorno in giorno, di mese in mese, il piccolo squalo cresceva sempre più buono. Invece di fare il prepotente con gli squali più piccoli, Jack era sempre gentile e garbato. Come se non bastasse, gli piacevano le cose belle. Stava delle ore ad osservare i pesci farfalla, le meduse luminose, i coralli di tutti i colori. Invece di azzuffarsi, mordere e rubare le prede degli altri, come fanno tutti gli squali per bene!
Di giorno in giorno, di mese in mese, cresceva anche il disgusto di suo padre. Bob rimproverava Jack molto spesso, ma senza risultati. Gli urlava che sembrava stupido come una foca e tonto come un cavallo marino, sempre senza risultati. Quando perdeva del tutto la pazienza e lo picchiava senza esclusione di colpi, il piccolo Jack lo guardava stupito, con quegli insipidi occhi senza cattiveria, e scappava a nascondersi sotto qualche corallo comprensivo.
Allora Bob, per consolarsi, andava a caccia di marinai, a caccia di tonni, a caccia di bagnanti, ma anche in questo caso, senza grandi risultati. Non riusciva a dimenticare il muso dolce di suo figlio. Quando mai si era visto un esemplare del genere? Gentile! Sensibile! Orrendamente buono!
Oltre a essere buono e sensibile, oltre ad amare le cose belle, Jack era generoso. Invece di tenersi strette le sue cose, condivideva con gli altri piccoli squali tutti i suoi giocattoli. Loro, che erano cattivi come tutti gli altri, invece di ringraziarlo lo prendevano in giro. Lo chiamavano "Jack lo Squalo Squallido" oppure "Jack lo Squalo Scemo".
- Mio figlio non è soltanto stravagante - pensava sconsolato papà Bob - è un autentico pervertito. Se non impara adesso ad essere crudele, cosa farà da grande, il pesce rosso?
Jack diventò un giovane squalo quasi adulto. La delusione di suo padre diventò più grande della montagna sottomarina più alta del mondo. Altro che Imperatore degli Squali! Quello non era capace neanche di diventare un Boss di Quartiere. Anche in politica era un disastro totale: si rifiutava di tirare fuori i denti per un sorriso bugiardo, e non voleva saperne di farsi riprendere dalle telecamere.
Bob non poteva più ignorare la triste realtà. Suo figlio Jack era nato buono. Ed era inguaribile. Non sarebbe mai diventato cattivo, mai. Neanche rinchiudendolo in una Scuola Speciale. Per colpa di quel figlio degenere, rischiava di non essere rieletto Presidente degli Squali. Guai se gli elettori avessero scoperto il suo vergognoso segreto!
Finora aveva sperato che Jack cambiasse, che quella sua sdolcinata bontà diminuisse con gli anni. Niente da fare. Più passava il tempo, più Jack diventava buono e sdolcinato. Un vero budino. Niente sete di sangue. Nessuna malvagità. Neanche un pizzico di bellicosità.
Papà Bob, che era un vero squalo ammodo, cioè avido, cattivo e senza scrupoli, fece ciò che doveva fare: cacciò Jack fuori di casa, a suon di morsi sulle pinne posteriori. La mamma e le sorelle di Jack quasi piangevano. Beh, da qualcuno doveva aver preso, quel figlio degenere.
Lucilla, la sirena che brilla
Jack in fondo se l'aspettava. Da anni sopportava di sentirsi un pesce fuor d'acqua, in casa di suo padre. Non gli piaceva nemmeno abitare nella Repubblica degli Squali. Si sentiva diverso dai suoi concittadini. Quelle bestie rozze, brutte, insensibili! Incapaci di apprezzare la bellezza del mare e della tranquillità. Pensavano solo a mangiare, a inseguire i sub, a sbranare gli altri pesci, a sbranarsi tra loro.
Piangendo per la rabbia e digrignando i denti per la tristezza, Jack nuotò fino ad anchilosarsi le pinne. Uscì dal confine della Repubblica degli Squali. Attraversò la Repubblica Federale delle Orche. Scese fino agli Stati Uniti dei Tonni. Infine, arrivò al Reame delle Sirene.
Il Reame si trova ancora oggi sotto una grotta sperduta nel fondo dell'oceano. Nessun uomo l'ha mai visto. Lo conoscono soltanto alcuni animali marini ben informati e i pesci di profondità. L'acqua è scura, ma se gli occhi si abituano vedono, oltre alle sirene, altre creature bellissime: coralli blu, alghe rosa, pesci a forma di sottomarini e sottomarini a forma di pesci.
Jack ebbe fortuna, perché incontrò subito Lucilla, la Sirena che brilla, detta così per la coda dalle squame scintillanti.
- Che ci fai tu qua? - gli domandò Lucilla appena lo vide - Non lo sai che quaggiù l'acqua è troppo profonda per voi squali?
- Lo so benissimo - rispose Jack - Non conto di fermarmi molto. Sono venuto ad acquistare un incantesimo. Potresti aiutarmi, per favore?
Lucilla lo guardò a bocca aperta e coda attorcigliata per lo stupore. Era il primo squalo che le chiedeva un incantesimo. Aveva esaudito i desideri di acciughe che volevano diventare delfini, vongole che volevano diventare balene, o al limite sirene come lei che volevano diventare femmine umane per provare l'emozione di indossare le scarpe da tennis. Ma niente squali.
In genere, gli squali erano più che soddisfatti del loro destino di feroci cacciatori. Da lei venivano tutti i pesci, i mammiferi e i crostacei scontenti del loro destino, per cambiare e vivere una vita più felice. La sua specialità era trasformare i pesci rossi in balene, le cozze in affascinanti pesci farfalla.
- E cosa vorresti diventare, piccolo squalo? Una sogliola, per finire in qualche padella? Un'aragosta, per essere mangiata viva? Un tonno, per finire in scatola?
Jack tirò fuori la sua Squalo Card.
- Un delfino, se è possibile. Accetti una carta di credito?
L'aveva rubata a suo padre, prima di essere cacciato da casa. Buono sì, ma stupido no di certo!
Lucilla di nuovo spalancò la bocca attorcigliò la coda, quando vide scintillare la Squalo Card: roba di lusso, usata solo da squali più importanti.
Si convinse che Jack era più tonto di un sottomarino. Uno squalo ricco e di buona famiglia che voleva essere trasformato in delfino, non è cosa da tutti i giorni. Come delfino rischiava di finire in qualche scatoletta di finto tonno, o, peggio ancora, a fare giochi scemi per i cuccioli di scimmia nuda in qualche orribile piscina.
Quando infine si rimise dallo stupore, Lucilla tirò fuori dal suo corallo una conchiglia zeppa di flaconi di vetro multicolori, e cominciò a rovistarci dentro.
- Ecco qua - disse la bella sirena, tenendo in mano un flacone di pillole azzurre - un flacone di Delfinol.
Jack si aspettava qualcosa di più esotico: bacchette magiche, fiale, ali di pipistrello... Che delusione!
- Tu che sei uno squalo, lo puoi prendere tutto intero...
Jack non se lo fece ripetere due volte. Prese il Delfinol, se lo buttò in bocca e lo masticò con tutto il flacone.
Lucilla lo sgridò:
- Sei tutto scemo!
- Non importa - rispose Jack, ripulendosi i denti - lo stomaco di uno squalo è abituato a ben altro.
Cominciò subito a trasformarsi. Lentamente, con grandi contorcimenti, il muso si addolciva, i denti si accorciavano, il corpo cambiava forma.
Dindon!
La trasformazione finì al suono di un campanellino. Jack non vedeva l'ora di vedersi:
- Presto presto portami uno specchio!
Appena arrivò lo specchio, Jack lo afferrò con le sue pinne nuove.
- Wow! Come sono bello come sono bello!
Il suo nuovo muso gli piacque molto. Più si guardava, più si sentiva entusiasta.
- Finalmente non vedrò più quel brutto ghigno da pesce assassino! Brava Lucilla! Come sono bello come sono bello! Mi hai trasformato in un delfino meraviglioso!
Jack afferrò Lucilla e la costrinse a ballare un walzer frenetico. Lucilla, a cui ballare non piaceva per niente, tentò di far sbollire l'entusiasmo del neo delfino.
- Calma. Adesso hai l'aspetto che volevi. Hai il muso da delfino, la pelle da delfino, anche gli occhi da delfino. Ma non sarai mai un delfino autentico. Non devi dimenticare, però, che sei nato squalo.
Jack smise bruscamente di ballare e lasciò andare Lucilla, che andò a sbattere con la testa contro una roccia. La sfortunata rimase svenuta sul fondo del mare. Jack la scosse come un tappeto per farla risvegliare. Inutile. Provò a darle un bacio. Inutile. Provò a schiaffeggiarla. Niente da fare. Infine un'ostrica le si infilò in bocca, facendola tossire. Finalmente, riaprì gli occhi. Jack la assalì subito con urla e domande.
- Cosa significa che io non sarò mai un delfino perfetto? Con tutto quel che costa l'incantesimo! Guarda che presenterò un reclamo all'Associazione Delle Streghe di Mare!
- Guarda che io faccio incantesimi, non miracoli! Comunque, non devi preoccuparti. Hai il muso da delfino e il corpo da delfino. D’ora in poi, mangerai come un delfino e respirerai aria, come un delfino. In futuro potrai perfino diventare il papà di tanti piccoli delfini. Non puoi pretendere di più. Intendevo dire che rimane comunque una parte di squalo nascosta dentro di te. Certo, si è rintanata bene. Si è fatta piccina piccina e si è nascosta in qualche angolino, ma rimane lì, dentro di te, e non c'è niente da fare...
Spù!
Lucilla interruppe il suo discorso per sputare una perla.
- Del resto, un delfino non si sarebbe mai comportato come te: ridurre così una povera sirena indifesa! - gli strillò, indicandogli il bernoccolo che aveva in testa - Me l'hai fatto tu, quando mi hai scaraventata contro la roccia. Potevi stare più attento, no?
Detto questo,Lucilla gli rivolse un'ultima smorfia dispettosa, si voltò e se ne andò, scintillando e ondeggiando sulla coda.
Jack ci rimase male. Che cos’aveva fatto di così terribile? A casa sua lo sgridavano perché era troppo buono, qui si era appena preso un cazziatone per un piccolo incidente senza importanza. Infine scrollò il muso, e decise di risalire verso acque meno profonde. Non vedeva l'ora di trovare qualche nave da inseguire. Forse non lo sapete, ma inseguire navi è lo sport preferito dai delfini.
Gerardo, il Caporale Codardo
Jack era così contento delle sue nuove pinne che cominciò a sfrecciare come un sottomarino atomico. Saliva verso la superficie, scendeva di colpo, sterzava a sinistra, di nuovo a sinistra, a destra, saliva ancora più veloce, senza badare a dove metteva le pinne, travolgendo acciughe e branchi di pesciolini appena nati. Anche un gruppo di seppie fu costretto a far frullare i tentacoli e scappare di corsa. Gli strillarono dietro:
- Pirata del mare, catastrofe degli abissi!
Jack si sentiva davvero felice come una Pasqua, e nuovo di zecca. Finalmente, arrivò alla superficie, dove respirò il suo primo sorso di aria fresca. Fresca! Leggera! L'aria gli piacque molto. E il panorama! Che bellezza! Era la prima volta che poteva guardare bene il mondo sopra la superficie dell'acqua. Aveva già adocchiato una nave. C’era un gruppo di delfini che la inseguiva! Avevano l'aria di divertirsi come matti, saltando, volteggiando, tuffandosi e sgusciando dietro la nave.
Jack vide alcune scimmie spelacchiate a bordo della nave. Quelle scimmie esotiche osservavano divertite i delfini, senza accorgersi che anche i delfini si divertivano un mondo a osservare loro.
Jack aveva già sentito parlare di quelle bestie. Qualcuno le chiamava “scimmie nude”. Altri le chiamavano “struzzi spennati”. Si raccontavano molte barzellette su di loro. Oltre a essere ridicole, erano strane, molto strane. Avevano solo quattro peli in testa e come se non bastasse li pettinavano, non avevano ali ma volavano, non avevano pinne ma se ne andavano in giro per il mare sulle navi. Non vedeva l’ora di conoscerle da vicino.
Diede un colpo di acceleratore alle pinne e sbucò come un siluro in mezzo ai suoi nuovi amici…
- Altolà! Chi va là? Fermo o ti mordo!
Jack tutto si aspettava, tranne un'accoglienza del genere. Davanti a lui c'era un brutto delfino con due brutti baffi neri, che lo guardava minaccioso.
Jack gli rivolse un sorriso da pubblicità dei dentifrici.
- Salve! Io sono Jack il delfino. E tu chi sei?
- Ignorante! Maleducato! Pinna moscia! Imbecille! Non ti rivolgere a me così!
Jack ci rimase male. Secondo le sue aspettative, l'altro avrebbe dovuto rispondergli: piacere Jack, io mi chiamo tal dei tali. E poi perché lo chiamava ignorante e maleducato, se era lui a dire le parolacce? Forse non doveva dargli del tu, in effetti sembrava un delfino più anziano di lui. Decise di scusarsi:
- Mi scusi, non intendevo offendere nessuno.
Il delfino baffuto, invece di calmarsi, gli mostrò un muso ancora più feroce.
- Miii scusiii - disse con un tono di voce in falsetto - ma quanto sei scemo. Non lo sai che ai delfini caporali bisogna sempre dare del lei? E poi devi chiamarmi "Signor Caporale" e rispondermi "Signorsì" e "Signornò"! Oggi mi sento paziente. Ti concedo un'altra possibilità, riprova.
Jack si sentiva molto confuso. Perché costui, così maleducato, pretendeva tutta questa educazione dagli altri? Forse doveva imparare ancora molte cose, sui delfini. Comunque, ci riprovò.
- Mi scusi, signore, cioè, no, lei mi scusi, signore. Insomma chiedo scusa, non lo sapevo. Lei signore come si chiama?
Ascoltando i pasticci di Jack, il delfino caporale stava diventando paonazzo dalla rabbia, mentre gli altri ridacchiavano sotto i baffi.
- Che fai, mi prendi in giro? Ma da dove vieni? Dal Paese dei Pesci Tonti? La mamma non ti ha mai insegnato che ai caporali bisogna portare rispetto?
Jack non sapeva esattamente cosa fosse il rispetto. Tra gli squali, tutti si insultavano a vicenda. Certo, nessuno osava insultare suo padre Bob, perché nessuno voleva essere sbranato all'istante. Ma questa era paura, non rispetto. Forse per il caporale rispetto e paura erano la stessa cosa?
- Le chiedo scusa signore. Non so che cosa sia un caporale, e nemmeno cosa sia il rispetto.
- Bene, rozzo ignorante che non sei altro. Allora te lo spiego io che cos'è un caporale. Un caporale è uno che comanda, che urla e che fa filare tutti gli altri .
- Sissignore. Ma a cosa serve un comandante ai delfini che si divertono a inseguire le navi?
- Che domanda scema! Sei proprio un imbecille. Un caporale non è obbligato a essere utile. Io sono completamente inutile, e non sono né più bravo né più intelligente degli altri. Non sono neanche particolarmente coraggioso. Quando ero piccolo mi chiamavano Gerardo il Codardo. Adesso sono ancora più codardo di quando ero piccolo. Per questo ho deciso di diventare caporale: posso maltrattare i miei simili senza rischiare! E devo dire che mi diverto un mondo. Hai capito? Un caporale serve a dare gli ordini, e basta! E nessuno ha il diritto di chiedere perché, capitooo?
- Sissignore!
Jack cominciava a capire. Per i delfini sarebbe stato troppo bello, troppo divertente inseguire le navi senza rompiscatole tra le pinne. I delfini caporali erano stati inventati apposta per questo: rompere le scatole.
Gerardo si convinse che il nuovo arrivato riconosceva finalmente la sua autorità. Contento, arruffò i baffi e decise di tormentarlo ancora per un po'. Non sapeva fare altro che dar fastidio ai suoi simili, almeno questo voleva farlo bene.
- Qui sono io a fare le domande, capitooo? Allora, dimmi da dove vieni, brutto cretino!
Jack a dire la verità era stanco di sentirsi insultare, ma ci teneva tanto a diventare un bravo delfino, quindi decise di farsi docile docile. Decise anche di inventarsi qualche bugia. Non poteva mica confessare di essere uno squalo! Tutti gli altri delfini sarebbero scappati, e lui non voleva rincorrere le navi da solo. Che dire? Che frottola inventare? Infine gli venne in mente qualcosa.
- Non posso dirti... non posso dirle da dove vengo, signore. Purtroppo, ho perso completamente la memoria, signore.
A lui sembrava una frottola piuttosto convincente. Si sbagliava.
- Chi credi di prendere in giro, pesce bugiardo? Non raccontare palle! Guarda che posso farti passare un guaio! Ti faccio una multa salatissima! Ti condanno agli arresti nei bassifondi! Idiota! Pezzo d'aringa! Faccia di squalo bugiardo!
Faccia di squalo bugiardo? Jack sentì che la rabbia lo gonfiava. Era vero che aveva raccontato delle bugie, ma era stato costretto a farlo. In fondo, desiderava soltanto vivere in allegria con i delfini. Sarebbe stato anche disposto ad obbedire agli stupidissimi ordini di Gerardo. Ma chiamarlo faccia di squalo era stata davvero una scortesia insopportabile.
Bum!
Jack esplose e cominciò a urlare:
- Faccia di squalo a me! Io ti sbrano, Codardo d’un Gerardo! Ti strappo via i baffi! Ti mastico il muso! T’inghiotto e poi ti digerisco come una minestrina di vongole!
Gerardo si spaventò a morte. Gli caddero i baffi e scappò via terrorizzato, da vero codardo. Purtroppo, anche gli altri delfini si spaventarono. Presi dal panico, strillando come sirene, sparirono nel giro di un batter d'occhio.
Jack rimase solo. Che cos’era successo? Perché spaventarsi così, solo per qualche urlaccio? Dopo tutto, i delfini conoscevano già le urla di Gerardo il Codardo. Se ne andò in giro per i fondali bassi, sconsolato.
- Perché sono così sfortunato? Perché capitano tutte a me? Io volevo soltanto correre dietro alle navi e andare d'accordo con gli altri delfini. E invece mi capita di incontrare Gerardo il Codardo e le sue urla. Perché? Lui urla da spaccare i timpani senza motivo e non succede niente, appena comincio io, per un buon motivo, scappano tutti terrorizzati. Perché? Chi ci capisce qualcosa?
Cronk!
Andò a sbattere il muso contro una enorme medusa, che gli rimase appiccicata davanti agli occhi.
Marisa, la medusa delusa
- Accidenti, non vedo più niente!
Si lamentò Jack, spaventato a morte.
- Accidenti, non riesco a staccarmi!
Strillò la medusa, arrabbiatissima.
Jack capì subito che bisognava smettere di urlare:
- Calma, calma! Arrabbiarsi e urlare serve soltanto a peggiorare la situazione. Adesso io resto fermo e tu ti stacchi lentamente, tentacolo dopo tentacolo.
La medusa si tranquillizzò. Tentacolo dopo tentacolo, riuscì a scollarsi dal muso di Jack. Tutti e due rimasero fermi sul fondo del mare per riprendersi dalla botta.
Quando il muso smise di fargli male, Jack guardò la strana creatura che aveva investito. Non aveva mai visto prima niente del genere. Tanto per cominciare era enorme, come i polipi giganti che si vedono spesso nei film del terrore, e raramente anche in mare. Poi aveva addosso tutti i colori dell’arcobaleno, e anche quelli che non si vedono nell’arcobaleno: rosso, arancione, giallo, verde, azzurro, indaco e violetto, ma anche tutte le tonalità del rosa, tutte le tonalità del viola, e tutte le tonalità del marrone, il nero e il bianco.
La medusa cominciò a sgranchirsi i lunghi tentacoli, colorati e doloranti.Gli domandò poco educatamente la medusa,
- Che hai da guardare?
- Scusami se ti ho infastidita, non volevo. Non avevo mai visto prima una medusa come te, e…
La medusa sbottò.
- Ah sì? Senti chi parla! Nemmeno io avevo mai visto un delfino con i denti lunghi come i tuoi. Chi credi di prendere in giro? Si vede benissimo che non sei un vero delfino, ma uno squalo nascosto dietro un incantesimo.
I denti? Jack si passò le pinne tra le mandibole. I denti! Gli erano ricresciuti gli stessi dentoni aguzzi che aveva prima dell'incantesimo. Ecco perché i delfini si erano spaventati! Avevano visto i suoi denti da squalo.
La medusa lo osservava. Aveva l’aria di divertirsi un mondo.
- Non te n’eri accorto? Sei tutto tonto. E non sono soltanto i denti a sbugiardarti. Sei tornato a respirare in acqua con le branchie, come tutti i pesci. L'incantesimo che ti hanno fatto è una vera bufala. Pian piano, stai ritornando come eri prima. Tra qualche giorno l'incantesimo si spezzerà del tutto, e tornerai ad essere il solito squalo di sempre.
Jack si mise a piangere disperato, singhiozzando forte e sbattendo la coda sul suolo marino.
La medusa non aveva mai visto uno squalo piangere. Pensava che fossero pesci troppo stupidi per piangere. Allora pentì della sua malignità, e decise di aiutare Jack.
- Dai, non fare così. A tutto c'è un rimedio. O meglio, quasi a tutto. Comunque ti darò una mano, anzi un tentacolo. Io mi chiamo Marisa, e tu?
- Io sono Jack. Avrei tanto voluto essere in bravo delfino e sono riuscito soltanto a diventare una brutta copia! Mi illudevo di essere buono, e invece ho terrorizzato quei poveri delfini! Sono senza speranza!
Marisa gli attorcigliò affettuosamente un tentacolo sul muso.
- Non è vero, hai tutte le speranze del mondo! Come o detto, ti aiuterò come posso. Raccontami la tua storia, vedrai che riuscirò almeno darti un buon consiglio. Questo te lo posso garantire. Sono una medusa molto saggia, io!
Jack le raccontò tutto: di suo padre Bob che l'aveva cacciato di casa, di Lucilla la Sirena che gli aveva fatto l'incantesimo, di Gerardo con cui aveva litigato. E infine, di come i delfini erano scappati via terrorizzati.
- Adesso capisco che cosa ti è successo – spiegò Marisa - Gerardo il Codardo è riuscito a farti arrabbiare sul serio, così i tuoi denti sono rispuntati. La tua natura di squalo è schizzata fuori, danneggiando l'incantesimo. L’incantesimo di Lucilla non era affatto una bufala. Se fossi rimasto calmo e tranquillo, avrebbe funzionato. Ti aveva avvertito che da qualche parte, piccina piccina, sarebbe rimasta dentro di te la tua natura di squalo. Era solo un incantesimo, non un miracolo!
Jack sbottò, furibondo: - Come si fa a rimanere calmi e tranquilli con uno come Gerardo il Codardo?
Ripensandoci si sentì di nuovo furioso, inferocito, adirato e rabbioso. Se suo padre l’avesse visto così, sarebbe stato fiero di lui!
Paf!
Un lampo, e perse completamente e di botto il suo aspetto di delfino. Ora era di nuovo uno squalo in tutto e per tutto.
Marisa non ne fu sorpresa.
- Hai visto? La colpa è tutta della tua rabbia. Cosa ti è saltato in mente di farti trasformare in un delfino? Avrei capito un'orca marina o un altro carnivoro. Ma un delfino!
Jack era costernato. <
- Io credevo di essere uno squalo buono! Mio padre me lo rimproverava sempre! Per questo mi sono fatto trasformare in delfino!
Riprese a piangere a dirotto, singhiozzando senza lacrime (i pesci piangono così).
Marisa lo guardava stupita. Non aveva mai visto un pesce tanto piagnucolone.
- Non lo sapevi che anche i buoni a volte si arrabbiano di brutto?
- No, non lo sapevo. Io non conosco bene i pesci buoni. Finora, ho frequentato quasi esclusivamente squali.
Marisa sospirò. Bisognava spiegare proprio tutto a quell’imbranato!
- Capisco. Allora devi sapere che tu sei buono, ma sei anche uno squalo. Rimarrai sempre uno squalo, buono sì, ma con tanti denti affilati pronti a uscir fuori in caso di rabbia.
Jack capì che non valeva la pena tentare con un altro incantesimo: era meglio rassegnarsi a quel muso dentato che si ritrovava. Muso da assassino, cuore di budino… Si stropicciò il muso e sospirò. Guardò Marisa. Pensò di nuovo che non aveva mai visto una medusa tanto stravagante. Lei se ne accorse.
- Ti stai chiedendo perché sono così strana, non è vero?
- Beh, senza offesa… Sì!
Questa volta Marisa sorrise.
- Bene, ti dirò che piacerebbe anche a me saperlo. Purtroppo non lo so. Non so perché sono nata così. A chi potrei chiedere informazioni? All’Ufficio Informazioni Marine? Tu lo sai perché sei uno squalo diverso da tutti gli altri?
Jack boccheggiò stupefatto. Non si era mai posto questa domanda.
- Non me lo sono mai chiesto!
La medusa sogghignò. Si sentiva molto più furba di quel giovane squalo.
- Bene. Devi sapere che sono le stranezze degli altri che ci stupiscono. Le nostre, mai. Le altre meduse mi prendevano sempre in giro, e continuavano a domandarmi perché ero fatta così. Non sapevo rispondere. Alla fine ero talmente stanca delle solite domande, che me ne sono andata.
- Te ne sei andata tu, non ti hanno cacciata via?
- Me ne sono andata, con grande dispiacere della mia famiglia. Le meduse sono più tolleranti degli squali. Ti permettono di stare con loro anche se sei troppo colorata, non ti cacciano via. Altrimenti, non potrebbero divertirsi a prenderti in giro? Comunque anch'io, come te, sono andata alla ricerca di una sirena che mi vendesse un incantesimo.
Jack cominciò a sentirsi meglio. Dunque, non era l'unico animale marino strano. Inoltre, non era l'unico fesso a buttare via soldi per un incantesimo.
- Ho chiesto alla sirena di trasformarmi in un arcobaleno...
Jack la interruppe, inorridito:
- Cosa? Un arcobaleno? Eri tutta scema?
Marisa gli fece dieci gestacci con i tentacoli, poi continuò a raccontare.
- Sì, proprio un arcobaleno, e allora? Se uno squalo buono può trasformarsi in un delfino, perché a una medusa coloratissima non dovrebbe diventare un arcobaleno? Sapessi quanto mi piaceva! Presentarmi dopo la pioggia, quando sbuca fuori il sole! Aprire a ventaglio tutti i colori, come un pavone! E star lì, distesa in aria, splendente, a farmi ammirare. Tutti che dicevano “che bell'arcobaleno” e non “che strana medusa”!
Jack tentò a immaginarsi la sua nuova amica trasformata in arcobaleno. Non ci riuscì. Sott'acqua era piuttosto difficile vedere un arcobaleno.
- E poi, come è finita? Ti sei arrabbiata anche tu con qualcuno?
- No, alla fine mi sono stancata di restare immobile a farmi ammirare dalla gente. È arrivata la nostalgia del mare a farmi piagnucolare. Mi è tornata la voglia di muovere i tentacoli. C’erano poi gli altri miei colori, quelli che non si vedono nell’arcobaleno. Così, a forza di nostalgia e di voglia, ho ripreso la forma di medusa.
L'Impero dei Pesci Tropicali
Jack e Marisa si misero d'accordo per nuotare un pezzo di strada insieme, fino all'Impero dei Pesci Tropicali. L'Impero godeva di un clima molto piacevole. Era governato dall’Illuminata Imperatrice: un'enorme piovra dai lunghissimi tentacoli, che si divertiva a portare in testa un cappellino con la veletta. Non era cattiva, non sbranava nessuno, si divertiva soltanto ad accogliere i nuovi arrivati con bizzarre cerimonie di benvenuto. In queste cerimonie sgangherate, rumorose e ridanciane si cantava, si ballava, si mangiava, si mangiava ancora, e poi si andava a dormire col mal di pancia.
In occasione della cerimonia che dava il benvenuto a Jack e a Marisa, la Piovra Imperatrice si era messa in testa non solo un cappellino, ma anche una corona di gusci di cozze. Così parlò l'Imperatrice:
- L'Impero dei Pesci Tropicali dà il benvenuto a Jack e a Marisa. Certo che siete proprio strambi voi due. Proprio per questo ci siete simpatici. Se tutti fossimo uguali la vita sarebbe troppo grigia e noiosa. E ora basta con le chiacchiere! Tutti a tavola! Fine del discorso. La festa durò fino a quando tutti furono sazi, sfiniti e col mal di pancia. Dopo queste cerimonie di benvenuto tutti stavano a dieta per qualche mese. In compenso le malinconie e il cattivo umore se ne andavano in vacanza insieme per un po' di tempo.
L'Impero piacque molto a tutti e due, e così Jack e Marisa si costruirono una casa deliziosa di coralli rosa e gialli, con un comignolo di roccia blu. Sulla porta, misero uno zerbino di alghe con su scritto “Benvenuti”, e un bel vaso di anemoni di mare. E da allora vissero felici e contenti… Quasi sempre!
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