Perché ho deciso di pubblicare in modo indipendente?
Rispondo volentieri alla domanda.
IoScrittore ha pubblicato IL GRANDE SCHERZO nel 2022. La maggior parte
del lavoro, però, l’ho svolta io: copertina, editing, propaganda. Il
risultato è stato abbastanza buono, quindi l’anno successivo ho
deciso di tentare un esperimento.
Avevo appena recuperato i diritti di UNA FAMIGLIA BELLISSIMA, un titolo
pubblicato nel 2016 con un piccolo editore milanese. Ho rivisto,
rinnovato, cambiato da cima a fondo il romanzo, e infine l’ho pubblicato
in seconda edizione su Amazon.
Il risultato? Non dieci volte meglio della prima. Molto di più.
Intanto, ho ricominciato a scrivere su ordinazione. Il lavoro mi piace;
nel tempo che mi resta, scrivo e pubblico soltanto ciò che mi garba.
Prima o poi, però, mi dedicherò alle pubblicazioni indipendenti a tempo
pieno.
TRAMONTO D’INFERNO non è andato bene come i primi due. Non all’altezza o
argomenti sgraditi al pubblico? Non conosco la risposta.
So, invece, che non mi interessa soltanto intrattenere o divertire. Ho
sempre voluto raccontare ciò che si vorrebbe scordare, evitare,
trascurare, censurare, ignorare. Quindi, avanti così.
Non m’importa dei pregiudizi che ancora pesano su q uesta scelta. E non
credo che perderò più tempo a cercare l’Editore Giusto per me. IO INVECE
SONO FATTA D’ARGENTO è l’ultimo uscito, settembre 2025. Altri in arrivo.
A presto!
«Che lavoro fai? La scrittrice? Nel senso che se vado in una libreria e
dico il tuo nome posso ordinare i libri che hai scritto? Ma sono gli
editori che ti pagano o sei tu che paghi loro?»
Questa tipologia di domande è ben conosciuta da coloro che scrivono, che
hanno firmato contratti editoriali, che hanno pubblicato libri
ordinabili in tutte le librerie italiane, che sì, si fanno pagare (quasi
sempre poco) dagli editori e che non pagano mai, assolutamente mai, per
pubblicare.
Io rientro nella categoria da più di vent'anni. Purtroppo, non basta per
fregiarmi del titolo di scrittrice.
Il termine “scrittore” appartiene a un’area semantica vasta, che
comprende distinzioni poetiche e prosaiche, sfumature sottili,
sottigliezze grossolane, sottintesi taciuti, malintesi proclamati.
Un’area ormai satura di giochi di parole, in gran parte inutili.
Vediamo il risultato di una ricerca tra i sinonimi della Treccani:
“scrittore /skri't:ore/ s. m. [lat. scriptor -ōris, der. di scriptus,
part. pass. di scribĕre "scrivere"] (f. -trice). - [chi compone e scrive
opere con intento artistico: uno s. famoso] ≈ autore, penna. ⇑
letterato. ⇓ drammaturgo, narratore, poeta, romanziere, sceneggiatore.”
L’intento artistico c’è, quindi almeno secondo la Treccani rientro
«Questo significa che ti consideri un’artista?»
Domandina fetida, che ne sottintende un’altra: chi credi
(presuntuosamente) di essere?
Una volta mi hanno suggerito di rispondere che mi ritengo un’artigiana,
lasciando che siano gli altri a definirmi artista o addirittura Artista.
Piuttosto che ricorrere a sotterfugi ridicoli, preferisco non
rispondere.
In ogni caso, stimo in egual misura artigiani e artisti, quindi la
distinzione non mi interessa. Sono una persona che scrive per lavoro, e
paga pure le tasse previste dalle leggi vigenti. E questo è quanto.
Qualche altra domanda? Scrivetemi!