antonella di martino

scrittrice, freelance writer



Ali




ALI è un picture book per bambini al di sopra dei tre anni. Il racconto esiste anche in versione inglese e francese.

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Chiave di lettura, il punto di vista dell'autore.

Il racconto contiene elementi fiabeschi ed è narrato in prima persona dalla protagonista adulta. Nasce da una storia vera: un momento di gioia infantile spezzato, ma che contiene gli strumenti per consentire la rivincita e la riconquista.



La storia si apre con l’immagine dell’adulta narrante che odora una rosa. La stessa rosa, in primo piano nelle pagine successive, segna il filo dei ricordi: una piccola ombra bambina proiettata in una stanza che si espande nei colori freddi, accanto a una televisione da cui fuoriescono un paio d’ali sfumate. L’inserimento della televisione non è casuale. Nel bene e nel male, è una presenza importante nella vita dei bambini, contenitore e fonte di desideri, di paure, di personaggi che parlano in prima persona. I tempi sono cambiati, insieme ad alcune forme dell’immaginario infantile. Nel racconto fiabesco tradizionale, per evitare ambiguità, era utilizzata costantemente la terza persona, mentre per evitare identificazioni troppo spaventose la matrigna e l’orco prendevano il posto della madre cattiva e del padre cattivo tipici dell’inconscio infantile (non sempre, basti ricordare Pelle d’Asino o Hansel e Grethel). Ora, la televisione è diventata il contenitore ideale di un’infinità di madri e padri cattivissimi, in grado di terrorizzare matrigne, streghe e orchi delle fiabe tradizionali (non di quelle di Giovanbattista Basile).

Il piccolo grande dramma narrato in Ali è innescato un desiderio infantile. Quando la piccola protagonista esprime il suo desiderio di un paio d’ali ai genitori, riceve due risposte negative: il padre le rinfaccia di non essere “né un angelo né un uccellino”, la madre le rimprovera di essere un diavolo. Queste risposte esprimono i problemi dei genitori (rappresentati da ombre e sagome) nell’affrontare la fantasia esuberante della loro bambina (espressa graficamente dagli occhi di colore diverso).

Le risposte negative non bastano a sopprimere il sogno alato, il desiderio diventa anzi più forte e spinge a insistere, a chiedere le ali a chiunque, a disegnarle e ad appenderle sopra il suo letto. Ostinazione e creatività, le stesse armi vincenti che sostengono i protagonisti delle fiabe nei loro viaggi verso la vita adulta (come illustra Bettelheim nel suo capolavoro Il mondo incantato), risultano vincenti anche per la nostra protagonista, che la mattina del suo compleanno riceve proprio il dono che sperava: un paio di ali in piume e cartone. Il donatore rimane sconosciuto, forse è stata una fata sapiente.

Il dono magico è un elemento caratteristico delle fiabe tradizionali. Le ali di cartone e piume colorate, anche se non funzionano come quelle di un angelo, sono comunque “magiche”: la bambina le usa per esprimere il suo mondo fantastico e per viaggiare, come altri personaggi fiabeschi, in terre molto lontane.

Il ritorno dal viaggio è brusco: il padre sorprende il gioco scatenato e gioioso e reagisce violentemente. La reazione non è insolita. Non sono pochi gli adulti, i genitori, che reagiscono negativamente alle emozioni positive dei bambini. Chi non ha potuto provare gioia nell’infanzia ha difficoltà ad accettare che i figli la esprimano liberamente.

La depressione che subito dopo colpisce la protagonista si rivela un’esperienza dolorosa, ma poco duratura. Il ricordo, infatti, si dissolve velocemente con il ritorno a un presente più felice: la creatività e l’ostinazione della bambina si sono rivelate lo strumento di una felicità adulta che altrimenti, forse, non sarebbe mai stata.

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Le illustrazioni.

Ho realizzato sia il testo, sia le illustrazioni. Ho realizzato le illustrazioni utilizzando una tecnica mista: pastelli, penna ottica, Photoshop. La procedura: ho realizzato alcuni pastelli, li ho passati allo scanner, li ho uniti come un collage aggiungendo altri disegni realizzati con la penna ottica. A me non sembra molto complicato, ma dalle reazioni (anche da parte di addetti ai lavori) mi hanno dimostrato che la mia sensazione è del tutto sbagliata: l’ha disegnato il computer, non riesco a capire, sono immagini modificate geneticamente?. Eppure, dopo la fotografia, i collage e il capolavoro fecale di Piero Manzoni mi sembrava legittimo aspettarmi una reazione differente.

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I bambini e i mostri cattivi.

Per chi lavora nel mondo della narrativa infantile avere conoscenze di psicologia dell’età evolutiva può essere controproducente. Gli editori italiani sono molto attenti a salvaguardare la sensibilità dei bambini; spesso, purtroppo, non lo fanno seguendo gli studi del settore, ma luoghi comuni che descrivono i bambini come creature angeliche, delicatissime, da salvaguardare dalle brutture della vita, quindi si può raccontare a loro di tutto, ma sempre con cautela e dosi generose di melassa. In realtà, la mente dei bambini è già zeppa di mostri: ritrovarli al di fuori, costituisce un esercizio utile per affrontarli.

Riguardo a questo album, mi è stato detto che se un bambino lo leggesse in una biblioteca, senza la presenza dei genitori, rimarrebbe traumatizzato. Rispetto ogni opinione, anche questa, espressa da un’esperta del settore. Mi permetto di ricordare, tuttavia, che un bambino in una biblioteca potrebbe trovare di peggio: alcuni racconti di Andersen, per esempio, che secondo Bettelheim non seguivano lo schema tipico delle fiabe. Ma molte fiabe classiche hanno contenuti spaventosi: pensiamo ai già citati Pelle d’Asino, o Hansel e Grethel. Peggio ancora, lo spericolato bambino potrebbe trovare qualche testo di mitologia greca, ricco di sangue, sesso e orrori di ogni specie. Per fortuna, un buon genitore è sempre presente, anche se manca la presenza fisica.

L’editore non ha detto niente, ma ha criticato un punto del mio racconto in cui facevo cenno “all’erba” (quella da fumare). Aveva ragione: i ragazzi non avrebbero fatto una piega, ma alcuni adulti si sarebbero di certo scandalizzati. L’antologia (diritti d’autore pagati a forfait) sta avendo un discreto successo e non mi risultano casi di ragazzini traumatizzati.

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