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Due parole dall'autore
Mito, Leggenda e Fiaba: tre forme narrative nate dalle culture orali, che non di rado condividono strutture, atmosfere, finalità e anche personaggi.
Il valore educativo di queste forme espressive è pari a quello artistico: nate dalle collettività e destinate alle collettività, vantano radici profonde che aumentano di significato con il passare degli anni.
I confini tra i tre generi sono indiscutibili, ma in certi casi particolari risultano incerti, soprattutto tra mito e leggenda, tra leggenda e fiaba.
Prendendo troppo sul serio questa antologia si potrebbe discutere sul posizionamento dei racconti in una delle tre categorie.
Per esempio: il racconto su Orfeo appartiene al mito o può essere definito un racconto d’amore? La storia del gigante senza cuore: fiaba o leggenda?
Una definizione “esatta” a prova di sublime sottigliezza e pedanteria sarebbe comunque difficilissima, probabilmente impossibile.
A mio modesto parere, giocare liberamente con i tre modelli narrativi in questione non costituisce crimine, né peccato, né insulto alla memoria:
sono ancora impregnati fortemente di oralità, quindi possiedono una struttura adattabile alle situazioni, ai narratori, ai tempi e ai diversi stili linguisti.
In breve, sono aperti “per natura” alle contaminazioni.
La struttura di questa antologia nasce quindi da una rielaborazione sciolta da vincoli: i personaggi sono giocosamente ispirati a quelli già esistenti, la struttura con metaracconto assomiglia vagamente a quella di altri metaracconti (in particolare, ma sempre senza pretese, alla grandissima opera di
Giambattista Basile).
Tutti i racconti sono stati riscritti per riproporre ai ragazzi la tradizione orale europea in uno stile contemporaneo, condito con un buone dosi di allegria, un pizzico di ironia e un filtro ammazza noia (spero che sia più efficace di un insetticida).
C'erano una volta Mito, Leggenda e Fiaba
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