Autore: Antonella Di Martino - http://www.antonelladimartino.it Il genio dello sciacquone - Insomma, Lucrezia, si può sapere che cosa stai facendo lì dentro? Sei caduta nella tazza del gabinetto e non riesci più ad uscire? - Non ho ancora finito! In realtà Lucrezia in bagno non aveva niente da fare. Per passare il tempo, si divertiva a strappare striscioline di carta igienica. A dire il vero tutto intero, voleva fare un bel dispetto a sua mamma. Le faceva piacere restare lì, dietro la porta chiusa della stanza da bagno, ad ascoltarla brontolare. Che aspettasse un po' anche lei, una volta tanto! Lucrezia è una bambina piccina e magrolina, con i capelli castani lunghissimi e tante lentiggini. In quel momento era molto arrabbiata con sua mamma, quella mamma dispettosa che la faceva sempre aspettare! Chissà quanto si divertiva, a farla aspettare. Lei, la mamma dispettosa, usciva il mattino per andare a lavorare, e tornava quando voleva. Quando Lucrezia le chiedeva perché la facesse tanto aspettare, la mamma le rispondeva che non era colpa sua. Diceva che doveva lavorare. Lavorare? Che scusa stupida! Purtroppo, la mamma le combinava anche di peggio. Quando Lucrezia aveva tanta fame, doveva aspettare che sua mamma preparasse da mangiare. E sua mamma era così lenta! Mentre lei reclamava la cena con la forchetta in mano, affamata come un orco che non mangia da un mese, scalpitante come un toro davanti al torero, impaziente come una tigre che non riesce ad acchiappare la preda. E la mamma... - Un po' di pazienza, per favore. - Ma quale pazienza? La fame è fame! La fame è un mostro permaloso che attorciglia lo stomaco! Dopo una mezz'ora, Lucrezia si era stancata di strappare e sminuzzare striscioline di carta. Le prese tutte, le buttò nella tazza e tirò lo sciacquone, per far credere che in bagno ci stava per un buon motivo. Lo sciacquone fece il solito rumoraccio, metà cascata d'acqua, metà pernacchia. Ma cos'erano tutte quelle bolle coloratissime che uscivano dalla tazza? Lucrezia si spaventò, e tentò di nascondersi dietro la cesta della biancheria sporca. Purtroppo, la cesta era troppo piccola. Le bolle diventavano sempre di più, e sempre più grandi. Bollivano, bollivano, crescevano e dalla tazza ne uscivano tantissime. E bollendo bollendo, cambiavano colore. Quelle verdi diventavano rosse, e quelle gialle diventavano blu. La stanza da bagno si stava riempiendo di bolle colorate. Infine dalle bolle sbucò fuori un omaccione panciuto, con i pantaloni larghissimi rossi e blu, gli occhi verdi e un grosso naso viola. In testa, portava un enorme turbante di carta igienica. Era molto grasso, chiassosamente colorato e terribilmente brutto. Neanche in televisione si era mai visto qualcosa del genere! Lucrezia si spaventò tanto, che riuscì a nascondersi tutta intera dentro il cesto della biancheria sporca. Ma l'omaccione aprì il cesto e la chiamò con un vocione rauco. - Lucrezia, esci di lì! - - Come fai a conoscere il mio nome? - gli domandò Lucrezia, uscendo dalla cesta con un paio di calzini puzzolenti in testa. - Io conosco tante cose di te! - Io sono il Genio dello sciacquone! Esclamò l'omaccione, facendo ribollire il tappeto di bolle coloratissime su cui stava seduto. Gli occhi verdi scintillavano e il nasone viola tremolava. Lucrezia non aveva mai conosciuto qualcuno tanto brutto e tanto assurdo. - Vuoi dire che sei un Genio che si nasconde dentro al gabinetto, in mezzo all'acqua sporca? - Ho detto che sono il Genio dello Sciacquone! Vivo nei tubi misteriosi che collegano i bagni e le fogne, e grazie a qualche sciacquone fortunato mi posso materializzare nel mio tappeto di bolle, così com'é successo adesso. Ti conviene portarmi rispetto, perché ho tanti poteri magici e posso esaudire tutti i tuoi desideri cattivi! - Rispetto...rispetto... Che noia! Sembri la mia maestra di italiano, quella scema soporifera. - Problemi con la maestra? Li risolviamo immediatamente, istantaneamente, precipitevolissimevolmente! Prima che Lucrezia avesse il tempo di aprire bocca per protestare o ringraziare, il bruttissimo omaccione, o per meglio dire, l'orribile Genio, la prese per mano e la portò sopra il suo tappeto di bolle. In un istante diventarono piccoli piccoli, e volarono insieme dentro il scarico del lavandino. In pochi secondi, Lucrezia e il Genio attraversarono qualche chilometro di tubi dell'acquedotto comunale. Viaggiarono protetti da una nuvola di bolle, piccolissimi e velocissimi, percorrendo le forme strane dei tubi sotto terra. Giravano come su una trottola impazzita, risalivano e scendevano come su montagne russe a forma di tubo. A Lucrezia girava la testa. Per fortuna, sfrecciavano talmente in fretta da non sentire nessuna puzza. Uscirono dal rubinetto della vasca da bagno della maestra di Lucrezia, che si stava asciugando i capelli davanti allo specchio. Era bruttina, allegra e antipatica come al solito, di nuovo c'erano solo i capelli bagnati che la facevano somigliare a un grosso cane peloso appena uscito dalla doccia. Cantava allegra e stonata, avvolta in una superschifosissima vestaglia a fiori. - Lucrezia, non si dice superschifosissimaaa! - Così le avrebbe detto la maestra, se solo avesse potuto leggere i pensieri di Lucrezia. Per fortuna, non solo non riusciva a leggere nel pensiero di Lucrezia, ma sembrava che non riuscisse neanche a vederla. - Esatto, non può vederci! - - Io invece, posso leggerti nel pe..." - Ho capito, puoi leggermi nel pensiero. Allora sai già che cosa voglio che tu faccia a quella brutta, superschifosissima rompiscatole dal sedere a panettone!" - Hai fretta di realizzare il tuo desiderio cattivo, eh? Non preoccuparti, il tuo Genio sarà rapido, efficiente, soddisfatta o rimborsata! Provvedo subito a chiamare il mio collaboratore. Mostro Oreste, ti ordino di venire qua! - Immediatamente, dalla vasca da bagno della maestra si sentì uno strano gorgoglio. Prima si videro uscire due orecchie pelose, poi due occhietti rossi, infine un paio di fauci enormi. Era il mostro Oreste, che si era materializzato in tutta la sua splendida e strampalata ferocia. Oreste sembrava un incrocio tra un drago, un bruco e un peluche. Vedendolo, la maestra strabuzzò gli occhi, si morse la lingua e tentò di gridare. La poveretta, che in classe strillava per delle ore, non riuscì nemmeno a bisbigliare, perché in un batter d'occhio il mostro le afferrò la testa tra i denti e la inghiottì in un sol boccone. - Cruda non è granché - disse quel grosso animale peloso, mentre si toglieva i capelli della maestra dai dentoni enormi, usando un grosso stuzzicadenti. Il Genio guardò pensieroso gli avanzi di quel pasto veramente mostruoso: - Secondo me, ti conviene tritare il resto e farne un hamburger. - Forse hai ragione, Vercingetorige. Ciao, ci vediamo! Il drago peloso si restrinse tutto e scomparì nel buco della vasca da bagno, senza dimenticare di portarsi dietro gli avanzi. Lucrezia si mise a ridere. - Come ha detto che ti chiami, Vercingetorige? Davvero un bel nome! - Non mi parlare di quel nome scemo, io sono il Genio dello sciacquone e basta. - Visto che come Genio funzioni molto bene, ci sarebbe ancora un desiderio cattivo da esaudire. Se ci riesci... Qualche giorno dopo, Lucrezia era di nuovo in bagno, a strappare striscioline di carta igienica. Tirato lo sciacquone, di nuovo uscirono bolle e bolle, e poi il Genio. - Perché mi hai chiamato? Non ho esaudito tutti i tuoi desideri cattivi? Non volevi che tua mamma fosse licenziata, per poter stare tutto il giorno con lei? - Sì, accidenti! La mamma sta tutto il giorno con me, e non fa che piangere. Le dispiace di non andare più a lavorare, è tutta scema. Io cerco di consolarla, ma non ci riesco. Il peggio è che con il solo stipendio del papà ci rimangono pochi soldi. Niente più vacanze, niente più videogiochi, niente più pizze! - La mamma non te l'aveva detto che doveva lavorare per i soldi? - Sì, ma chi ci pensava? Io mangiavo le pizze e giocavo con i videogiochi, non contavo mica i soldi! Come se non bastasse, al posto della maestra cicciona ne è venuta una schifosissima che sembra un mucchio di ossa con la permanente. È simpatica come il vomito, per forza è così magra! - Sei tu che hai fatto sbranare la maestra cicciona da Oreste! - Hai ragione, è tutta colpa mia. La maestra cicciona strillava un po' troppo ma era buona. Io invece sono una bambina cattiva, superschifosissima, un vero mostro peggio di Oreste. - No, sei solo una bambina troppo impaziente. Ma si può rimediare, sono o non sono un Genio? Adesso facciamo un passo indietro nel tempo, e facciamo tornare tutto come prima. Noi ci riprendiamo la maestra cicciona, e tua mamma torna al lavoro. Che ne dici? - - Sì, ti prego...Voglio che tutto ritorni esattamente come prima! - La mamma bussava alla porta: - Insomma, Lucrezia, si può sapere che cosa stai facendo lì dentro? Hai ingoiato la carta igienica? Sei caduta nella tazza e non riesci più ad uscire? Era tornato tutto come prima. Lucrezia si sentiva felice come in una giornata estiva piena di gelati e di ombrelloni, o un Natale pieno di regali e panettoni. Non vedeva l'ora di rivedere la maestra cicciona e buona, e di mangiarsi una pizza gigante il sabato sera. Adesso, che erano tornati i soldi, poteva divertirsi come prima. E la mamma avrebbe smesso di piangere! Il Genio dello sciacquone non c'era più. Se l'era sognato? No, non era stato un sogno, restava ancora il turbante di carta igienica. Quel Genio distratto se l'era dimenticato sopra il cestino della biancheria sporca.