All’estremo Nord Ovest dello stivale, oltre la
pianura e le nebbie, tra montagne altissime, c’è una minuscola valle più verde
dell’invidia. Gli abitanti sospettano che al di là delle montagne ci sia il
mare, ma nessuno di loro ha mai trovato il tempo di andarci. Dimenticavo: gli
abitanti della valle sono bovini pezzati, i loro mantelli hanno macchie marrone
scuro su fondo bianco avorio.
bovini in genere non brillano per il gusto, ma sanno apprezzare il lusso: nelle stalle dei ricchi si possono ammirare piastrelle d’autore nei bagni, costosi ritratti di beltà bovine nei salotti, moto e fuoristrada nei garage, elicotteri sui tetti. Le attività preferite dai bovini sono sempre le stesse da secoli: pascolare, ruminare, soprattutto bere. Nella capitale, le vetrine del centro rigurgitano di abiti firmati, latticini, saluni grappe, vini, gioielli e tavolini di bar sempre affollati..
La valle è un piccolo impero, e Mamma Vacca è la sua imperatrice. Da sempre, e senza rivali. Altro che vacche indiane, sua Maestà è una divinità coi zoccoli e i controzoccoli. Il suo stile è inimitabile, anche se molti provano a scimmiottarlo. Il suo campanaccio è simbolo e portafortuna, le sue corna sono celestiali, il suo muggito risuona più autorevole del ruggito di un leone.
Sua Maestà nutre, disseta, pascola, diverte, marchia, cura, veste tutti i suoi bovini. Provvede a tutti, ma ne predilige alcuni.
Non è difficile riconoscere i prediletti: si muovono in branco quando arriva l’ora violetta dello struscio, marciano tra i bar delle vie centrali dondolando la pancia, varcano le soglie e collezionano aperitivi superalcolici. Sono ricchi veramente sfondati, e per distinguersi sfoggiano corna tempestate di diamanti, fanno risuonare i loro campanacci d’oro, muggiscono a tutto volume. Sono ombre della Grande Bovina, grasse imitazioni soddisfatte.
Ci sono anche i prediletti mancati. Finti ricchi,
arrivisti non arrivati. Anche se la guerra è perduta, non demordono. Quando
arriva l’ora tirano fuori corna coperte di strass e campanacci d’oro finto,
escono, muggiscono più forte di tutti gli altri.
- Muh! Guardate, guardatemi! Sono un cocco
di Mamma Vacca, ho tanti di quei campanacci d’oro che non so dove metterli!
La Battaglia delle Regine è il passatempo preferito
dai bovini pezzati. Le Regine sono le mucche più cornute di tutta la valle.
Amano talmente combattersi in pubblico a suon di cornate, che Mamma Vacca ha
fatto erigere una grande arena tutta per loro. Le Regine, per onorare il dono
ricevuto, hanno pianificato il loro gioco come un autentico campionato. Da
allora, tutti gli anni ci sono diciannove eliminatorie e una sola vincitrice:
la Regina di tutte le Vacche Regine.
E così, tra corna e tornei, bevute e mangiate,
spese e sfilate, soldi e saldi, la vita scorre come burro dalle cime al fondo
valle. C’è un solo problema che affligge l’impero: l’accumulo di letame. Che
fare delle torte di letame che i bovini producono in quantità? La cacca bovina,
purtroppo, non profuma come l’oro, ma cresce e si moltiplica come i funghi. Non
è commestibile. Non è potabile. Non produce nulla, a parte l’odore. Non si
mescola. Non è un buon combustibile. Il tentativo di inscatolarla non ha avuto
successo. Nessuno sa che farne. È quasi indistruttibile. Infine, ammettiamolo
senza falsi pudori, fa schifo.
Per molti anni i bovini hanno fatto finta di
ignorare il problema: lo scansavano se lo incontravano per strada, non lo
nominavano mai, non si tappavano neppure il naso.
Con l’andare del tempo, però, il puzzo è diventato
insopportabile. Le masse marroni hanno cominciato a uscire dai bagni, a
invadere le case, i bar, gli uffici, le strade, le piazze. Essendo morbido e
senza scheletro, il problema riesce a infilarsi e a dilagare ovunque. Qualcuno
racconta di averlo visto cadere dal tetto, salire dai tombini, piovere dal
cielo.
Il problema ormai invade anche l’immaginario
collettivo. Impregna i pensieri, oscura le aspirazioni, inonda i sogni. Si
rischia di rimanere invischiati a ogni passo. Le auto scivolano, i motorini
rischiano di ricaderci dentro. Insomma, si affonda!
Una mattina Mamma Vacca, appena entrata nel suo
ufficio, inciampa in una torta enorme e rinsecchita. Finisce a zampe all’aria,
ricade diritta proprio sul problema, spiaccicandolo e spiaccicandosi. Quando
finalmente riesce a rialzarsi sulle zampe, inizia a preoccuparsi sul serio.
Tamburella con gli zoccoli, attorciglia corno su corno, spreme le meningi e le
mammelle. Siccome tutti questi sforzi non producono niente di buono, dà ordine
alla sua segretaria di contattare il grande druido Ottodix, per chiedergli un
appuntamento urgente.
- Ottodix, quanto ti odio - rimugina la bovina mentre aspetta la risposta - ti odio anche e soprattutto perché ho bisogno di te. Sono costretta a usarti, me la pagherai per questo!
Il mattino seguente, dopo una notte insonne di
ruminazioni e cattivi propositi, l’elicottero personale dell’imperatrice
atterra davanti alla capanna del druido. Ottodix è impegnato a rimestare in un
gran pentolone. Mamma Vacca entra spavalda, facendo risuonare gli zoccoli.
- Grande druido, devi aiutarci. Ritengo che sia un
tuo preciso dovere. Le nostre sorti magnifiche e progressive ti reclamano. Non
puoi sottrarti, la situazione è altamente pericolosa. Rischiamo la recessione
economica. Siamo sull’orlo dello sfacelo.
Il druido continua a rimescolare il contenuto del pentolone senza voltarsi. Mamma Vacca alza la voce.
- Insomma, ti supplico, ti prego, aiutaci! Siamo
nella merda fino alle corna!
Finalmente il druido lascia perdere il pentolone.
- Lo so, lo so, lo sanno tutti. Gli imperi confinanti
e i vicini di casa non parlano d’altro. Sono tutti molto contenti delle tue
disgrazie. Nessuno ti ama, spocchiosissima Mamma Vacca. Hai già pensato a
qualche soluzione?
- Ci ho provato, ma…
- Hai almeno qualche idea?
La bovina scuote la coda.
- No, non so che fare. Lo ammetto, voglio essere
sincera con te. Noi bovini non produciamo idee. Non sappiamo trovare rimedi.
Non siamo animali creativi. Però possiamo pagarti uno sproposito per la
consulenza.
Ottodix non si scompone.
- Lo so, lo so che ti piace buttare via i soldi in
vaccate. Questa volta, però, non ti serviranno. Non so cosa farmene dei soldi,
io. Sono una creatura perversa: preferisco farmi due risate piuttosto che un
bonifico. Vi aiuterò gratis, ma in cambio tu e i tuoi vitellini dovrete
rinunciare a qualcosa.
Mamma Vacca comincia a sudare tra le corna.
- Quanto ti odio, maledetto Ottodix - pensa
- quanto ti odio. Non sopporto chi mi impedisce di spendere e spandere. Non
si può vivere di risate, è immorale. Sei un vecchio disgustoso. Sei un errore
della natura. Un’aberrazione. Che cosa vuoi da me, anzi da noi? Non oso nemmeno
a pensarci. Oh no, non può essere…
Le corna scintillano indignate, un muggito
indignato risuona nel silenzio.
- Mi vuoi forse chiedere di rinunciare alle nostre
sacre tradizioni? Questo mai! Lo sai che i miei cari vitellini ci tengono
tanto! Sarebbero disposti a finire tutti quanti al macello, piuttosto che
rinunciare alle loro tradizioni!
Ottodix assaggiò la pozione, poi rispose con calma.
- Lo so, lo so… So che i tuoi vitellini muggiscono
in giro che darebbero la vita per le loro sacrosante tradizioni. Secondo me
darebbero molto di più per i loro sacrosanti campanacci d’oro. Sono convinto
che se ne fregano delle tradizioni, ma in compenso adorano le sovvenzioni. Morirebbero
davvero, per un buon contributo.
Mamma Vacca s’innervosisce. Comincia a sollevare polvere con gli zoccoli. Ottodix le sorride.
- Non partire alla carica, non sei un toro. Perché
qualcuno dovrebbe portarti via le tradizioni? Chi le vuole? Chi se ne frega? A
me di certo non interessano. Tenetevi pure tutte le vostre tradizioni,
adoratele, mitizzatele.
Niente tradizioni? Mamma Vacca si rimangia la
polvere, rilassa gli zoccoli, e decide di prendere la questione per le corna.
- Insomma, si può sapere che cos’hai in mente?
Ottodix finalmente smette di trafficare con il suo pentolone.
- Ho già preparato la pozione che risolverà tutti i
vostri problemi. L’ho sperimentata, funziona perfettamente. E non ti costerà
nulla. Io te la fornisco, tu la distribuisci, i tuoi bovini la bevono, e il
problema è risolto.
Mamma Vacca scodinzola per la contentezza, poi
ricorda di non essere un cane. Riprende istantaneamente la solita regale
dignità.
- Non mi hai detto tutto. A che cosa dovremmo
rinunciare?
Lui sorride anche con le orecchie.
- Niente d’importante.
Mamma Vacca percepisce un prurito intenso tra le corna. Le budella friggono. Gli zoccoli ballano.
- Muh, spara!
- Le code e le corna si seccheranno e cadranno.
Senza dolore, senza controindicazioni. Dopo la caduta potrete riprendere una
vita del tutto normale, ma molto più leggera.
Mamma Vacca fa un gran salto sui quattro gli zoccoli.
- Muh? Che vaccate vai dicendo? Come faremo
senza corna e senza code? Con che cosa combatteranno le Regine? Con che cosa
scacceremo le mosche?
- Le Regine potrebbero combattere usando il
cervello. Potrebbero sfidarsi a scacchi, oppure organizzare un premio
letterario. Per le mosche bastano pochi centesimi di insetticida.
Ottodix sogghigna sotto la barba.
Mamma Vacca fuma dalle orecchie, vede rosso, bolle come un vulcano. È davvero indignata.
- Tieniti la tua pozione, druido! Doppio muh!
Le mie vacche e i miei vitelli non useranno mai il cervello! Scordatelo!
Dopo aver muggito l’ultimo punto esclamativo, l’imperatrice gira gli zoccoli e risale sul suo elicottero.
Durante il volo ha qualche ripensamento. E ora? Che
fare col letame? L’imperiale bovina si dispera e rumina, rumina e si dispera.
Si dispera tanto che comincia a pensare sul serio.
I bovini temono il pensiero sopra ogni altra cosa.
Il pensiero è un cancro che crescendo provoca dubbi, acidità e disturbi alla
vista. Il pensiero non è naturale, non produce erba né campanacci. O si vive, o
si pensa. Non ci sono alternative. Di fronte al pensiero dell’imperatrice il
santo protettore dei bovini (mi sembra che si chiami S. Augusto, ma non ne sono
sicura) s’impietosisce, e decide d’inviare un’illuminazione.
Tolon,tolon!
L’illuminazione arriva a destinazione, Mamma Vacca smette immediatamente di pensare.
Qualche mese dopo, c’è una grande festa nella
piccola capitale dell’impero. La piazza centrale è gremita di bovini pezzati,
tutti vestiti a festa e tirati a lucido: corna addobbate come alberi di Natale,
campanacci con pietre preziose grosse come caramelle. Un grande schermo
documenta la nuova grande opera di Mamma Vacca: la nuova cattedrale, dedicata a
S. Augusto, che luccica al sole dei tremila metri (circa).
Nel grande schermo si vede lo speaker che mostra i
denti. Peli dritti, occhi luccicanti, sembra che voglia brucare il microfono
mentre illustra e vanta la magnifica costruzione:
- Altri hanno costruito cattedrali nel deserto, noi
abbiamo fatto di meglio. La cattedrale dei ghiacciai, prima e unica nel suo
genere, dimostra che il popolo dei bovini pezzati è un lume destinato a
illuminare la strada degli altri popoli. I disfattisti ci rinfacciano che per
venire quassù ci vuole l’elicottero. E con ciò? Questa è un’iniziativa
culturale, quindi in nome della Cultura l’elicottero è più che giustificato.
Flop,flop,
flop! Tolon, tolon!
Lo schermo inquadra un gruppo di elicotteri, che si
avvicinano con gran fracasso alla cattedrale. Dopo pochi secondi lo speaker
riconquista il primo piano:
- Mamma Vacca è in arrivo. Sarà lei a inaugurare la
nostra bellissima cattedrale, la prima in tutto il mondo costruita interamente
col letame!
Ecco l’idea geniale suggerita a Mamma Vacca da S.
Augusto! Riciclare il letame in cattedrali, costruendole nel deserto delle
cime. Il maxi schermo permette ai bovini in piazza di ammirare le guglie, il
campanile, le sculture che brillano al sole. Il letame lucidato sembra oro
vecchio. Poi la telecamera inquadra di nuovo gli elicotteri, che ormai stanno
per atterrare. Il fracasso è aumentato, le corna dello speaker tremano. Sembra
che tremino anche le pareti della cattedrale. Finalmente, tutti gli elicotteri
sono atterrati…
Scric, scroc!
Gli occhi dello speaker si spalancano, sbigottiti.
I bovini davanti al maxi schermo si mettono le zampe tra le corna. Sul tetto e
sul campanile della cattedrale si stanno aprendo due crepe. L’enorme cattedrale
scricchiola, vacilla, brontola e...
Patapùm!
Crolla travolgendo Mamma Vacca con tutti i suoi elicotteri. Frana fino a valle, travolgendo case, cose, mucche e stalle. Ci sono grandi perdite, ma per sua fortuna Mamma Vacca è salva.
Qualche giorno dopo, lo stesso maxi schermo la mostra nella sua poltrona, in gran forma, le corna luccicanti, più tonda che mai.
- Ci vuol altro che un po’ di cacca, – dice al suo pubblico – per far fuori Mamma Vacca!
|